Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

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venerdì 8 giugno 2007

Monumenti a rischio




NEW YORK (Stati Uniti) – Troppo spesso la parola turismo fa rima con vandalismo. Basterà ricordare lo sconcio (oggi per fortuna in parte rientrato) delle tombe romane del parco archeologico dell’Appia Antica, a Roma, deturpate da scritte e qualche volta perfino sfregiate dai teppisti muniti di bombola spray. Ma anche senza arrivare a questi livelli da codice penale non vi sono dubbi. La minaccia più grave, per il patrimonio culturale mondiale, proviene dalle attività umane che producono danni crescenti e a volte senza rimedio.


LA TOP 100 - Partendo da questa amara constatazione, e spronato dal desiderio molto americano di “fare qualcosa”, il World Monuments Fund, che da anni si adopera per raccogliere fondi e organizzare progetti concreti in tutte le parti del mondo, ha deciso di pubblicare dal 1995, la lista nera dei 100 monumenti più a rischio per atti vandalici, incuria o incapacità dei governi. Il tutto senza contare danni provocati dalle attività belliche, dalle bande di criminali specializzati nel furto di opere d’arte, e dall’estremismo religioso. In Afghanistan per esempio, dove i talebani hanno distrutto le statue giganti di Budda a Bamiyan. E ancora di più in Iraq.


LE VIE DEI PASTORI - L’Italia nella lista nera per il 2008 (che ufficialmente si chiama World Monuments Watch e viene aggiornata ogni due anni) figura con quattro nomi di siti considerati in pericolo. Il primo è la «via della transumanza» in Molise, dove i pastori del Sannio erano soliti condurre le pecore al pascolo spostandosi attraverso la Campania, la Basilicata e la Puglia fino a raggiungere il mare, per poi ripercorrere in senso opposto lo stesso cammino. Lungo il percorso dei cosiddetti «tratturi», secondo il progetto che la provincia di Matera sta portando avanti insieme a quelle di Benevento, Avellino, Campobasso, Chieti, Foggia, Isernia, L’Aquila, Potenza e Taranto. Dovrebbe così sorgere un Parco interregionale della transumanza in tutta quest’area del Meridione, dove per migliaia di anni la pastorizia oggi quasi scomparsa è stata una delle attività principali, con una propria «cultura» e caratteristiche e tradizioni ben definite. Il problema è però, avvertono i volontari del Fondo per i monumenti, che anche se l’Unesco ha deciso di tutelare le vie della transumanza come luoghi protetti, tutto questo programma rischia di fare la classica fine della stalla chiusa dopo che sono scappati i buoi. L’industrializzazione e la speculazione immobiliare, infatti, con il turismo e la motorizzazione di massa, stanno cancellando sempre di più anche il poco che resta dell’arcaico Molise e della sua antica civiltà pastorale.




GLI ALTRI SITI A RISCHIO - In pericolo sono anche, fra i monumenti italiani, il Ninfeo degli Orti Farnesiani sul Palatino a Roma, il Forte di Fenestrelle in Piemonte (un complesso, unico in Europa, di tre fortificazioni di montagna collegate da una scala coperta di 4000 gradini, che attraverso un dislivello di 650 metri in Val Chisone e in Val Germanasca congiunge i tre forti di San Carlo, Tre Denti e Delle Valli) e, a Valeggio sul Mincio, teatro di varie battaglie risorgimentali, lo stranissimo ponte-diga, fatto costruire, in soli otto mesi e con grandissima spesa, per centomila fiorini d’oro, da Gian Galeazzo Visconti. Il progetto del ponte fortificato, secondo la Historia di Milano scritta da Bernardino Corio alla fine del ‘500, era di deviare le acque del Mincio per inondare Mantova e infliggere così un durissimo colpo a Francesco Gonzaga, signore di Mantova e rivale di Gian Galeazzo. Ma poi i fiorentini e i bolognesi si opposero. Di quel faraonico piano di inondazione, che prevedeva anche il taglio di una collina, per fortuna dei mantovani, non se ne fece mai nulla: anche perché di lì a pochi anni Gian Galeazzo morì.


ANTARTIDE IN PERICOLO - A parte l’Italia, nella lista del Fondo Mondiale per i Monumenti figura perfino l’Antartide, dove la capanna rifugio di Scott, l’esploratore britannico, rischia di rimanere sepolta sotto la neve, divenuta ora eccezionalmente copiosa in quel continente a causa del riscaldamento globale. In pericolo sono anche la chiesa della Natività di Betlemme, le mura di Famagosta a Cipro, le chiese di Lesbo in Grecia, le spettacolari incisioni rocciose del Wadi Mathendush in Libia, il palazzo del municipio di Sarajevo in Bosnia Erzegovina, il santuario di Machu Picchu in Perù, il santuario della Madonna di Teplovo in Russia, la cappella dei templari di Epailly nella Cote-d’Or in Francia, la Moschea Blu del Cairo. L’elenco, in Cina e in India, denuncia i casi di sfiguramento monumentale più clamorosi che vanno di pari passo con l’industrializzazione frenetica, ma non manca di segnalare anche quelli di paesi solitamente molto sensibili alla conservazione, come la Gran Bretagna o la Svezia.


ROUTE 66 ADDIO - A rischio di scomparsa, negli Stati Uniti, sono numerosi edifici scome la sede dell’Istituto Salk di San Diego in California e località come la Route 66, la strada del coast-to-coast cantata negli anni Settanta come simbolo di evasione mentale e di libertà. Ma quelli erano i tempi di Chuck Berry e di Kerouac. Oggi l’America è molto cambiata e la storica Route 66 ha perduto gran parte del suo significato di allora.


Renzo Cianfanelli _ corriere della sera
07 giugno 2007

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