Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

Restate pure con me, sostate, riposatevi, condividete, con rispetto, educazione e disponibilità di cuore.


Questo bosco è la mia casa.







martedì 14 agosto 2007

il sergente nella neve _ trama


Il sergente nella neve
“Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato. Ho ancora nelle orecchie e sin dentro il cervello il rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe, gli starnuti e i colpi di tosse delle vedette russe, il suono delle erbe secche battute dal vento sulle rive del Don.” Così inizia il diario autobiografico dell’alpino Mario Rigoni Stern, che, da un lager tedesco nel 1944, ripercorre i momenti drammatici della Campagna di Russia del Corpo di spedizione italiano, tra la fine del 1942 e l’inizio dell’anno successivo. Pubblicato per la prima volta nel 1953 nella collana della Einaudi “Gettoni”, diretta da Vittorini, “Il sergente nella neve” colpisce per la forza della testimonianza e la verità umana che emerge dall’analisi essenziale e priva di retorica degli avvenimenti. Attraverso la propria esperienza, Rigoni Stern racconta il dolore e l’inutilità della guerra, il freddo, la paura, la fame. Un’analisi toccante che rievoca certi momenti d’umanità, come nel caso dell’incontro coi soldati russi in un’isba ove nemici dividono il cibo con nemici, in un clima di pace e serenità. Il ricordo copre i tre mesi in cui gli alpini italiani, impegnati nella resistenza contro i nemici in un caposaldo sulle rive del Don, minacciati dall’accerchiamento russo, ricevono l’ordine della ritirata (17 gennaio 1943) e procedono tra le steppe russe allo sbaraglio, stremati, affamati, di chilometro in chilometro, di villaggio in villaggio. Accanto all’autore, protagonista e narratore, i compagni Marangoni, Meschini, Bodei, Giuanin, Moreschi, Tourn, Antonelli condividono ansie e fatiche: persone semplici, di montagna, che compiono il proprio dovere e sanno perfino ridere delle proprie disgrazie. E così anche i Russi sono uomini semplici e coraggiosi, pur se apparentemente crudeli e senza cuore: sono nemici perché devono difendere il proprio paese, ma sono tuttavia uomini.


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