Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

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mercoledì 16 luglio 2008

La religione celtica

Presso i celti, non esisteva l' ideale di perfezione o di peccato, così come lo concepivano i cristiani. Per i celti la morale significava semplicemente il rispetto delle tradizioni e dei costumi tribali. La religione dei celti, come la maggior parte delle religioni antiche, aveva due aspetti: uno esoterico e uno popolare.

Sacerdoti e custodi della religione celtica erano i druidi. Il livello popolare era costituito da una mitologia accessibile e da una serie di riti che avevano pian piano inglobato anche alcuni elementi arcaici risalenti al neolitico e provenienti da culti solari tellurici e lunari. Si è creduto erroneamente per lungo tempo che le pietre erette (menhir), le tombe a camera megalitiche (dolmen), i grandi cerchi (cromlech) e gli allineamenti di pietre giganti fossero tutti monumenti eretti dai druidi; ma oggi sappiamo che essi furono eretti almeno un millennio prima delle grandi culture del neolitico. I druidi si limitarono a utilizzarli.

Ogni popolo si sceglieva un proprio nome protettore attribuendogli un nome particolare, così che, analizzando le caratteristiche degli oltre 300 Dei celti di cui si trova almeno una volta menzione epigrafica, alla fine si ha l' impressione di trovarsi dinanzi a molte divinità doppione, simili per attributi, ma celate sotto nomi diversi. La religione celtica era una religione molto forte, che trovava la sua espressione a contatto con la natura, nei boschi, lungo i corsi d' acqua, tra gli alberi sacri delle foreste: queste, in sintesi, ''lo spirito spirito dei celti'' che, regolato e amministrato dalla casta sacerdotale dei druidi, si articolava nell' osservazione dei fenomeni naturali e nel rispetto di ogni elemento del creato. Benchè venissero sfruttati siti preesistenti, come ad esempio Stonehenge, per cerimonie e rituali, dei veri e propri templi, presso i celti, non sono mai esistiti.

Molti studiosi ritengono che per tribù spesso in movimento come quelle celtiche non avesse alcun senso erigere opere di grandi dimensioni, impossibili peraltro da spostare. I veri templi di queste popolazioni non erano altro che i luoghi a loro più familiari e di facile accesso: boschi e foreste, diffusi abbondantemente in tutta europa. Benchè coltivassero con la natura un rapporto strumentale, abbattendo alberi per costruire villaggi, cacciando o allevando animali per il proprio sostentamento, si distingueva una particolare una particolare sensibilità con cui guardavano la natura e la loro ferma convinzione di esserne parte.

Tutte le manifestazioni della natura, anche quelle più violente, erano vissute come un' incarnazione di energia assoluta (Oiw) che presiede alla creazione e alla distruzione del mondo, in un processo ciclico di nascita e morte che si rinnova continuamente. Senza dubbio i celti, qualunque fosse la loro origine, si fusero con le popolazioni della britannia e dell' Irlanda, e ne incorporano usi e credenze. I celti erano politeisti, come tutti i popoli di origine indo-europea e nordica. Il livello popolare era costituito da una mitologia accessibile e da una serie di riti che avevano pian piano inglobato anche alcuni elementi arcaici risalenti al neolitico e provenienti da culti solari tellurici e lunari. Gli Dei del pantheon celtico erano rappresentati talora accanto ai simboli delle loro prerogative, talora in aspetto zoomorfo.

Presso i celti non esisteva il concetto di peccato così come inteso dai cristiani. La morale coincideva con il rispetto delle tradizioni e chi le negava o offendeva veniva posto al di fuori della società o era punito con la morte. Concepivano il mondo come un susseguirsi incessante di vita e morte, senza soluzione di continuità, e il divino come un principio in perenne evoluzione che si manifestava in quattro stadi (o mondi) diversi: dal centro (Oiw assoluto) si passava, attraverso cerchi concentrici, allo stadio della conoscienza spirituale, poi al mondo fisico, in fine allo stato della materia incorporea inanimata.

Più che trasmigrazione da un corpo all' altro, i celti credevano in un passaggio tra stadi di conoscenza e consapevolezza diversi, ottenibile tramite iniziazione. Il corpo del defunto entrava nel mondo dell' invisibile dove manteneva la memoria dell' esistenza terrena e come tale, poteva entrare in contatto con i vivi, in particolari momenti dell' anno (Samhain); poi la memoria andava via via affievolendosi fino all' oblio definitivo, che apriva le porte o all' immortalità o di nuovo al mondo fisico.

fonte: www.celticworld.it

2 commenti:

maxcaldara ha detto...

Mai come negli ultimi mesi ho sentito così forte il richiamo verso questo mondo... e se l'anima è ancora sorda a certi richiami, il sangue bolle e urla, reclamando il suo prezzo.
L'Irlanda, patria dei Celti, mi ha parlato,amica mia... e non dimenticherò mai la sua voce.

Anonimo ha detto...

Verissimo. I Celti non erigevano megaliti, ma sfruttavano ciò che di preesistente già era stato eretto da antichi autoctoni guidati dagli sciamani. Culture originarie dell'india, dell'asia centrale e dell'anatolie, e forse, contaminate da un culto misterioso discendente dal Cro-Magnon, che in parte avrebbe dato luogo al misterioso popolo dei Liguri e genti cisalpine. Tra i megaliti "celtici" citati in vari articoli on line, sempre si dimentica la LOSANGA, archetipo megalitico che simboleggia l'organo genitale femminile, parente stretto del Menhir, pietra fallica simboleggiante l'organo genitale maschile. Sulla losanga, si leggano le scoperte del Prof.Enrico Calzolari effettuate sul promontorio del Caprione (rif."la farfalla dorata").