Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

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giovedì 16 ottobre 2008

Avalon



Avalon, nella tradizione esoterica occidentale è luogo magico per eccellenza, centro dell'esperienza sapienziale dei Celti.

I Celti delle isole britanniche credevano infatti che ad Avalon ci fosse una grotta, l'entrata celtica nell'altro mondo, ma, poiché nella tradizione celtica l'anima non muore mai, la grotta rappresenterebbe una porta tra i due mondi, quello reale e quello sovrasensibile.

Ad Avalon sarebbe stato trasportato Re Artù dopo essere stato mortalmente ferito nella battaglia di Camlann e qui ancora oggi dormirebbe.

Ad Avalon sarebbe arrivato Giuseppe d'Arimatea, in fuga dalla Palestina, insieme ad alcuni compagni, portando con sé il Sacro Graal, il calice nel quale aveva raccolto il sangue di Gesù dopo la Crocefissione e lo avrebbe nascosto in un pozzo.

Questo piccolo gruppo di cristiani sarebbe stato accolto abbastanza cordialmente dal re Arvirago di Siluria, fratello di Caractaco il Pendragone, che - si dice - concesse a Giuseppe circa 600 ettari di terra a Glastonbury dove fu edificata una chiesetta. Più tardi fu edificata un'abbazia che fu distrutta quando Enrico VIII, nel corso del XVI° secolo, diede vita alla Chiesa Anglicana, e i grandi monasteri cattolici della Britannia subirono gli attacchi della corona.

Il luogo esiste davvero: nell'Inghilterra meridionale, nel "Somerset", si trova un colle, spesso coperto di nebbie e circondato da paludi, tanto da sembrare in certi momenti un'isola, con una enigmatica torre e, al di sotto, i resti dell'abbazia di Glastonbury.

L'identificazione della sede dell'Abbazia con la mitica Avalon risale al 1190, quando, nel corso di alcuni scavi, furono trovate una lapide e una bara di legno contenente ossa gigantesche che potevano essere appartenute ad un uomo di oltre 2 metri e, accanto ad esse, altre più piccole. Le ossa, che furono attribuite a re Artù e alla regina Ginevra, furono portate via; il monastero venne poi distrutto.

Ma se l' associazione tra Glastonbury e re Artù risale al medioevo, quella tra Glastonbury ed il Sacro Graal è relativamente recente, poiché risale al XIX° secolo, grazie agli "Idylls of the King" di Alfred Tennyson. E poiché in un pozzo di Glastonbury si raccoglieva naturalmente acqua rossastra, l'associazione al sangue di Gesù fu semplice: a giustificazione del fenomeno si disse che Giuseppe d'Arimatea aveva sepolto lì vicino la coppa col sangue di Gesù.

Anche se non tutti gli studiosi accettano l'identificazione di Avalon con Glastonbury, preferendo altri luoghi, quali il castello di Peel nell'Isola di Man, sulla verde collina ("Tor") di Glastonbury si sono riuniti secoli di leggende e di folklore. E, in vari modi, tutte queste leggende dimostrano una cosa, che essa è un luogo dove la divisione tra i mondi, quello materiale e quello invisibile, è sottile. Qui si sarebbero verificate strane esperienze che, di volta in volta, sarebbero state interpretate in relazione alle credenze dei tempi. Un essere dell'altro mondo incontrato su questa collina può essere chiamato fata in un secolo, spirito della natura in un altro, ed "ET" in tempi più recenti.

La collina, con in cima la sua enigmatica torre, è divenuta un simbolo di Glastonbury. Essa domina la città e il paesaggio circostante ed è il primo segno che indica al viaggiatore l'avvicinarsi di Glastonbury.

Mitologia naturale, paganesimo, leggende cristiane, e le idee più recenti circa la vita e l'universo, hanno tutte trovato su questa collina una comoda nicchia.

E' come se il "genius loci" fosse uno spirito potente, capace di attrarre e favorire ogni genere di idea.

Il luogo è certamente antico. L'archeologia moderna è d'accordo con la leggenda a tale proposito.

La leggenda narra che molte migliaia di anni fa, questa collina era una di sette isole, una delle poche terre non sommerse da una grande inondazione. E lo sarebbe stata per secoli, perché le acque dell'inondazione ci misero molto tempo a ritirarsi. Poi rimasero paludi salmastre che al culmine dell'estate si prosciugavano. E infatti "Somerset" , la regione della Cornovaglia in cui si trova, è l'abbreviazione di "Territori dell'Estate", perché l'area d'inverno era inondata e pertanto non poteva essere abitata.

La collina era chiamata anche "Ynis Witrin" o "Isola di vetro", collegata al continente solo da una stretta striscia di terra durante la bassa marea. Questo periodo di semi- isolamento può non solo aver preservato al luogo le caratteristiche della natura di un altro mondo e le particolari energie che la caratterizzavano, ma ha anche aggiunto ad esso un'aura di specialità agli occhi della gente.

Avalon è forse il ricordo di Lyonesse, un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto una delle città di Atlantide. Questa origine ne farebbe un importante luogo di rigenerazione e di vita, sia simbolicamente che praticamente. C'è persino chi pensa che il luogo sia stato progettato così da coloro che previdero l'inondazione e che deliberatamente vi infusero una forte energia per farne il nostro collegamento diretto ad un antico mondo perduto.

Nel simbolismo archetipico le colline ed i luoghi alti in genere sono considerati come ponti tra la terra e il cielo. Essi rappresentano un legame tra la realtà materiale e le dimensioni invisibili. Gli antichi Celti pensavano ai luoghi posti in alto come a divinità, esseri potenti in un mondo dove tutta la natura era abitata da entità coscienti. L'influenza romana più tardi modificò quell'idea, cosicché non erano più le colline ad essere vive, ma gli dei ad abitarle. La combinazione di queste credenze con le speciali qualità del luogo hanno reso quasi inevitabile che "Glastonbury Tor" sia stato ritenuto la sede di molti strani esseri.

Molti ritengono tuttora che questo sia uno dei tanti luoghi in cui le energie della terra sono più potenti e lo dimostrerebbe anche il fatto che dalle epoche più remote sarebbe stato sede di templi. Era certamente un luogo sacro da molto prima dell'arrivo di Giuseppe d'Arimatea. E il potere dell'acqua rossa del pozzo del calice non avrebbe niente a che vedere con il calice, ma deriverebbe dal fatto che essa sgorga da un luogo molto speciale, da una fonte molto profonda che sarebbe in un altro mondo o in un'altra dimensione.

Sembra che in tempi remoti sulla sua cima sorgesse un tempio circolare di pietra come quello di Stonehenge (località dell'Inghilterra meridionale, ove si trova la più grande e famosa costruzione megalitica circolare, forse tempio, forse osservatorio astronomico, o entrambe le cose, eretto attorno al 2800 a.C., parzialmente distrutto, risistemato nel 1560 a.C. e, successivamente di nuovo abbattuto).

Negli anni '70 del secolo scorso, un veggente avrebbe descritto il luogo come era nel suo lontano passato con queste parole:"La collina nel passato era molto diversa da come la vediamo oggi. C'era un tempio sulla sua cima, come un tempio greco, ma circolare. Aveva un bellissimo pavimento a mosaico che rappresentava uno zodiaco. Era circondato da dodici colonne biancastre. Sotto la pavimentazione c'era una volta. La parte superiore era a forma di cupola. C'erano sette guardiani in abiti blu chiaro. Il tempio era circondato da alberi e da un canale".

E il 22.2.2002 gli archeologi Nancy e Charlies Hollinrake della Società Archeologica di Glastonbury annunciano di aver riportato alla luce sulla cima del "Tor" le fondamenta di ciò che assomiglia a un tempio circolare.

fonte: http://xoomer.alice.it/mp.vannucchi/avalon.htm

1 commento:

maxcaldara ha detto...

Un giorno andrò a Glastonbury, amica mia. E forse salirò sul Tor, troverò Avalon, mi sentirò a casa, con i serpenti ai polsi e la memoria di tutto ciò che non sarà mai perduto.