Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

Restate pure con me, sostate, riposatevi, condividete, con rispetto, educazione e disponibilità di cuore.


Questo bosco è la mia casa.







lunedì 3 novembre 2008

il caldo primaverile di novembre


Fuori stagione, tutto sbagliato, da 6/7 annia questa parte. Non esiste più la stagione intesa come tale, altro che luoghi comuni.
Quando a settembre per qualche giorno è arrivato il freddo, tutte le oche del campidoglio che vogliono sempre e solo il sole, hanno preso a starnazzare con violenza.
Quando obietto che 20 gradi qui non sono normali di questi tempi, il più educato fa spallucce e replica "Ma si sta bene con il sole!"... Vero! Lo so pure io, sarò mica scema a piangermi il freddo, il raffreddore e i malanni? Ma i malanni te li buschi uguale, il freddo manderebbe a riposo le piante, sfruttate all'inverosimile da quella calura diffusa e costante di circa 11 mesi l'anno, darebbe requie e pulizia all'aria, ai polmoni, stroncherebbe qualche virus e ci darebbe di nuovo l'equilibrio.
Chi si difende il caldo estivo fino a dicembre mi sembra come quello che a chiacchiere è sempre pronto ad aiutare l'altro, poi con i fatti pensa solo a sè.
Le cose devono marciare secondo giustizia.
Dura lex sed lex, dicevano i latini.
Se in autunno devono esserci dieci gradi, che ci siano.
Se poi ormai il Buon Dio ha deciso diversamente e tra 40 anni non 400 ci sarà di nuovo un bel clima tropicale e le montagne diventeranno deserto, amen.
Ma per favore, non ditemi che è meglio così!!!! Che il caldo va bene pure a novembre, vado in paranoia, per dirla con una parola abusatissima e inutile.
Io ho fisiologicamente bisogno del freddo, del buio, del ciclo naturale delle stagioni, dell'ordine, della sequenza logica.
Tutto quello che va fuori della routine mi infastidisce.
Lo accolgo, ma con sforzo.
Le cose regolate sono per me.
Io non sono un'artista, un genio di qualche disciplina che trova il lato positivo nella stranezza.
Per me l'ordinario è abbastanza complesso e multiforme per sentire il bisogno di stravolgerlo.
Chi ne afferma unicamente la banalità mostra soltanto di non aver compreso nulla della profondità della vita.
Prego e spero che presto il Buon Dio ci regali un ultimo inverno di quelli montani come li raccontava la mia nonna materna, con freddo, gelo e neve, prima che i leoni tornino a passeggiare sul Gran Sasso!

Nessun commento: