Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

Restate pure con me, sostate, riposatevi, condividete, con rispetto, educazione e disponibilità di cuore.


Questo bosco è la mia casa.







lunedì 10 novembre 2008

Sangue


E' stato il sangue a dividerci, non il nostro che ci lega sin dall'utero materno, la mia gemella e me, ma quello che nel film di Mel Gibson "The passion of the Christ" scorre a litri dalla carne martoriata del Cristo sulla polverosa terra di Palestina ritrovata a Matera tra i sassi e le comparse e gli attori italiani.

Lei dice che ce n'era troppo, un film crudo. E io sono d'accordissimo con lei.
Ma questo film è stato importante, per me.
Non solo ha finito di innamorarmi, se ce ne fosse stato bisogno, di Cristo Gesù, ma mi ha aiutato a comprendere perché ho paura della croce.

Non è solo una questione di sangue sparso da Lui per me. Non solo umiliazione, dolore, patimenti e abbandoni, tradimento e solitudine, morte infamante, sacrificio...

Non solo.

E' l'insieme che sconvolge la mente e i sensi, che annega ogni barlume di lucidità nell'immane sofferenza, incomprensibile se la si toglie dal contesto della promessa messianica di redenzione, incomprensibile oggi come lo fu per i giudei di duemila anni fa che attendevano un re glorioso, un novello davide, un altro salomone, che li lberasse armi in pugno dal giogo romano e li facesse splendere di nuovo nella storia.

E' proprio questo Cristo bellissimo e martoriato, torturato fino all'inverosimile, che ammutolisce le parole, i pensieri, i sentimenti, che non chiede, che offre, che sconvolge la tua vita con una pretesa inverosimile di amore, pari unicamente a quello che dona, che è padrone della mia vita, specialmente quando cerco di mandarlo via.

Anni fa gli chiesi una cosa.
Mi ha ascoltato.
E sono contenta che lo abbia fatto.

So che dovrei usare il pudore dei poeti e dei bambini, che sussurrano il pulsare del cuore, ma questo spazio mio dove nessuno può entrare se non in punta di piedi, eco del mio sentire, raccoglie ancora una volta la mia confessione.

Sussurrata dal mio cuore al suo.

Ti amo,
anche quando mi spaventa amarti.
Ti amo,
soprattutto quando non ho bisogno di te per amarti.
Ti amo,
perché sei dentro e fuori di me,
sei con me,
sei in me,
mi possiedi per lasciarti possedere,
mi cerchi per farti trovare,
non permetti che ti abbandoni nemmeno contro me stessa.
Ti amo
perché sei così,
perché sei Tu,
perché non c'è logica nel fare diversamente
perché tutto ciò che non sei Tu
non ha sapore, colore, odore,
si traveste da esistenza ed è effimero.
Ti amo.
E non so spiegarlo meglio.
E non mi importa di farlo.
E vorrei poterlo vivere,
giorno dopo giorno.
E so che per amare Te
devo abbracciare la croce
e ho paura.
Allora ho deciso di sedermi sotto ad essa, per ora.
E lì, con la testa poggiata sul legno imbevuto del tuo sangue
e gli occhi chiusi
ti ascolto respirare
in agonia,
per non lasciarti solo.
Mi fido di te.
Fai tu,
amore.

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