Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

Restate pure con me, sostate, riposatevi, condividete, con rispetto, educazione e disponibilità di cuore.


Questo bosco è la mia casa.







giovedì 3 settembre 2015

C'è stato un tempo

C'è stato un tempo in cui la Donna camminava liberamente, senza vergogna del proprio corpo, delle proprie idee, senza che la diversità di cui era portatrice fosse a lei imputabile come difetto, come colpa, come mancanza, come marchio.

C'è stato un tempo in cui la maternità era una scelta libera e consapevole, in cui l'amore era una scelta libera e consapevole e la condivisione tra donne era consueta, non c'erano rivalià per occupare il posto di nicchia lasciato dal maschio.

 Un tempo lontano che non appartiene però all'Età dell'Oro ma è archeologicamente quantificabile, un tempo che è stato drasticamente spazzato via 2800 anni circa prima di Cristo, con l'avvento dei proto - indoeuropei, questa popolazione nomade dedita al culto di Dei maschi e celesti, del cavallo e dell'uso delle armi, di provenienza russa.

 La fiorente civiltà dell'Antica Europa, dove l'agricoltura e il linguaggio, l'architettura e la pacifica coesistenza erano altamente sviluppati, dove non c'erano mura nè armi, nè sottomissione nè violenza, dove uomo e donna erano alla pari e il mondo fluiva dolcemente secondo Natura attraverso il ciclo di nascita - crescita - morte e rigenerazione così sapientemente collegati alla femminilità e al femminino, fu annientata. Non distrutta. Le sue tracce sono annidate ancora nei nostri ricordi ancestrali, nei racconti e nei miti, nelle fiabe, per quanto tutto sia stato appannato e distorto dalla successiva colonizzazione e sovrascrittura delle religioni patriarcali, con le quali il nostro mondo viene ancora giustificato nelle sue distorsioni, nelle sue efferratezze, nei suoi limiti ormai sempre più evidenti e autodistruttivi.

 Che le donne siano ancora giudicate in base a un racconto mitologico di 5000 anni fa dovrebbe apparirci ridicolo, non accettabile. Invece siamo tutte eredi e figlie di quella mitica antenata, Eva, la madre dei viventi, ultima rappresentante di un mondo in cui la capacità di amore, di creazione, di accoglienza e di distruzione della donna non erano temute, ma rispettate, venerate.

A voi piace un mondo così? Non è ora di cambiarlo? E senza le modalità maschili di odio, sopraffazione e violenza, ma con la forza, la determinazione, l'intelligenza e la potenza proprie delle donne.

Una società gilanica è la sola risposta corretta e coerente a questo mondo.

 

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