Questo diario è lo specchio della mia anima, non sempre nitido, quindi, non sempre univoco, ma sicuramente intimo e prossimo al mio più vero sentire.

Restate pure con me, sostate, riposatevi, condividete, con rispetto, educazione e disponibilità di cuore.


Questo bosco è la mia casa.







mercoledì 6 aprile 2016

6 Aprile 2009, 6 Aprile 2016: 7 anni

Un urlo, quello della terra, quello delle mie figlie, il boato della montagna che franava, la paura, il buio, il freddo, le mie bambine che tremano e  non respirano per lo shock, lo sgomento, i morti.

Le scosse continue, più di 500 in una sola notte, dopo averle subite per mesi.

309 morti, 60.000 sfollati. I campi.

Un tessuto sociale disintegrato, le liti burocratiche, le passerelle politiche sul nostro dolore.

L'abbandono delle istituzioni, depressione, povertà, delinquenza.

Trattati da ingrati, piagnoni e arrivisti, manganellati in manifestazioni pacifiche.

Usati come capro espiatorio o come vetrina per le elezioni.

30 secondi e la vita cambia per sempre, per chi muore, per chi resta. Per tutti.

Settimo anno dopo il sisma, è mutato anche il computo del tempo.

3.32: il varco temporale tra prima e dopo, tra vita e morte, tra speranza e disperazione, tra realtà e incubo, tra chi ride perché sa che sta per avere tra le mani più soldi di quanti ne potesse sognare e chi muore.


6 Aprile.

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